Speciale “Il volo di Sara”, parte seconda: intervista a Matteo Corradini, ebraista e scrittore

>>Il volo di Sara, >>Lorenza Farina, >>Sonia M.L. Possentini

Seconda parte del nostro speciale per il Giorno della Memoria in cui si commemorano le vittime della Shoah. Nella prima parte abbiamo intervistato Lorenza Farina e Sonia Maria Luce Possentini, rispettivamente scrittrice e illustratrice de Il volo di Sara, un libro che racconta ai più piccoli il dramma di ciò che è stato; in questa seconda parte abbiamo incontrato Matteo Corradini, ebraista e scrittore, nonché curatore della nuova edizione del Diario di Anne Frank.

Le immagini sono tratte da Il volo di Sara.
La prima del nostro speciale è disponibile qui.

27 gennaio, Giorno della memoria. Ci ricordi perché è stata scelta proprio questa data?
È il giorno della cosiddetta “liberazione” del lager di Auschwitz. Dico “cosiddetta” perché nessun campo fu liberato per volontà militare ma semplicemente per l’avanzata delle truppe. Auschwitz è il simbolo della Shoah, e l’apertura dei suoi cancelli rappresenta un momento simbolico molto forte.

Cosa ha distinto la Shoah da altre tragedie della Storia e perché è importante ricordarla?
La solitudine. L’orrore del disprezzo pubblico. La noncuranza della politica. La lontananza. La spensieratezza trasformata in paura. L’egoismo. Il desiderio di sopravvivere. L’essere giovani nel mare in tempesta. Essere diversi, e proprio per questo uguali. Il desiderio di resistenza. Aver paura degli altri, dei nuovi individui che popolano la nostra terra, e non sapere se reagire con violenza o con accoglienza. Sono questioni di ieri o di oggi? Forse sono questioni di sempre, e la Memoria serve a farle affiorare. A mostrarci che non siamo diversi dagli ebrei, e che persone intorno a noi stanno subendo la storia così come la subivano gli ebrei.
Soprattutto, il Giorno della Memoria non deve lasciarci in pace: il 27 gennaio ci dice che in ognuno di noi, anche nel più santo, c’è una briciola di fascista. Derido chi dice che il fascismo ha fatto anche cose giuste: contro quel male, che è sottile, è un male che t’ingrigisce senza che tu te ne renda conto, vogliamo aprire una lotta. È in fondo semplice darla contro ai nazisti e stare dalla parte degli ebrei di ieri. Ma difficile, difficilissimo, vedere quella scheggia di razzismo che alberga in noi, riconoscerla e fare di tutto (aprire gli occhi, studiare, incontrare, generare azioni virtuose, essere pragmatici, non dare nulla per scontato…) per indebolirla.

Fai molti incontri e laboratori su questo tema: qual è la reazione dei ragazzi di fronte a questi fatti, cosa sanno i ragazzi di cosa è accaduto più di settant’anni fa?
A me, più di tutto, piace lavorare nelle scuole. Anche nelle scuole più piccole. Vengo travolto dalle domande dei giovani nelle scuole, dai loro dubbi. Lavorare con i ragazzi partendo dal passato è molto difficile, perché per ragioni anagrafiche tutto è percepito come lontano, e visto che è lontano è anche inutile, e «visto che è inutile cosa ci fa qui l’ebraista? Intanto però perdo l’ora di chimica». È proprio il pensiero dei giovani che non te la faranno passare liscia a spingerti a cercare un perché, e un senso a quello che fai. Se entri in un liceo e parli a trecento diciottenni e non hai un senso, sei spacciato, ti sei lanciato senza il paracadute convinto che il valore di quello che sai ti terrà su. In bocca al lupo.

E cosa sanno (o fanno) gli adulti che dovrebbero trasmettere questa conoscenza?
Il 27 gennaio ha un senso molto grande. E perché la molla energetica di questo giorno non venga arrugginita dal cerimoniale, dalla retorica, dalle frotte di improvvisati e parvenu, la soluzione è una sola: coniugarlo al presente. Quegli anni, gli anni della Seconda guerra, della Soluzione finale, delle persecuzioni razziali, sono tanto diversi dai giorni di oggi. È vero, ma il gheriglio di quelle storie, pur sotto un guscio che si mostra differente, ha il gusto delle storie di oggi. Ha il gusto dei giovani di oggi.

A parte i classici come Diario di Anne Frank o Se questo è un uomo di Primo Levi, che libri consigli di leggere, per grandi e piccini, su quest’argomento?Intanto, non consiglio il libro di Primo Levi alle elementari. Questo perché Levi non voleva parlare ai ragazzi: ha un linguaggio alto, è uno scrittore molto complesso e non adatto a loro, infatti lo consiglio dalle superiori in su. Se però vogliamo rimanere sul cognome Levi, consiglio per i ragazzi la lettura dei libri di Lia Levi, una che sa raccontare le storie, e le sue sono sempre autobiografiche anche quando non lo sembrano. E consiglio quelli di Uri Orlev, come per esempio L’isola in via degli Uccelli, e anche il graphic novel Maus di Art Spiegelman. Poi , per i grandi, posso consigliare due libri che personalmente ho trovato illuminanti: C’era l’amore nel ghetto di Marek Edelman e Badenheim 1939 di Aharon Appelfeld.


Chi è Matteo Corradini
Nato nel 1975, Matteo Corradini è ebraista e scrittore.  Dottore in Lingue e Letterature Orientali con specializzazione in lingua ebraica, si occupa di didattica della Memoria e di progetti di espressione. Dal 2003 fa ricerca sul ghetto di Terezín, in Repubblica Ceca, recuperando storie, oggetti, strumenti musicali. È tra i curatori del festival scrittorincittà (Cuneo). Ha fondato il Pavel Žalud Quartet e il Pavel Žalud Trio in Italia ed è tra i fondatori dell’Institut terezínských skladatelů (Terezín Composers Institute) in Repubblica Ceca. ha realizzato conferenze musicali e regie teatrali. Tra i suoi ultimi libri, la cura del Diario di Anne Frank (BUR Rizzoli) e delle memorie di Inge Auerbacher (Io sono una stella, Bompiani), i romanzi Annalilla (Rizzoli) e La repubblica delle farfalle (Rizzoli), l’opera Siamo partiti cantando (RueBallu) dedicata a Etty Hillesum.

 

 

 

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Speciale “Il volo di Sara”, parte prima: intervista alla scrittrice Lorenza Farina e all’illustratrice Sonia Maria Luce Possentini

>>Il volo di Sara, >>Lorenza Farina, >>Sonia M.L. Possentini

Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria in cui si commemorano le vittime della Shoah.
La scelta del 27 gennaio ricorda il giorno del 1945 nel quale le truppe dell’Armata Rossa entrarono nel campo di concentramento di Auschwitz.
Per non dimenticare e per raccontare ai più piccoli il dramma di ciò che è stato, nel 2013 Lorenza Farina ha scritto l’albo  Il volo di Sara: illustrato da Sonia Maria Luce Possentini, si è subito imposto come un classico moderno. Per celebrare il giorno della Memoria, abbiamo realizzato questo speciale in due puntate: nella prima abbiamo intervistato le due autrici del libro, nella seconda il biblista e scrittore Matteo Corradini, curatore anche della nuova edizione del Diario di Anne Frank.

 

Come è nata la storia de “Il volo di Sara”?
Lorenza Farina
: Questo racconto è la naturale continuazione de La bambina del treno (Edizioni Paoline) che narra il viaggio di Anna verso ignota destinazione. La bambina, chiusa in un carro bestiame insieme alla mamma e ad altri disperati con la sola “colpa” di essere ebrei, va incontro al suo destino, ignara di ciò che l’aspetta ad Auschwitz. Ne Il volo di Sara mi sono spinta più in là. Ho cercato di raccontare l’indicibile, cioè la vicenda umana di una bambina ebrea in un campo di concentramento, narrata però da un osservatore insolito, un tenero pettirosso che mostra di avere un cuore e una sensibilità che non possiedono invece le “bestie” vere che governano quel luogo di dolore e di morte. Appena Sara, all’arrivo, verrà separata dalla mamma, l’uccellino decide di farle da padre e da madre. È un racconto dove le parole delicate e forti per il loro valore metaforico s’intrecciano con le immagini intense di Sonia M.L. Possentini. Non c’è un lieto fine anche perché nella storia vera, quella con la S maiuscola, non c’è stato un lieto fine. Di fronte alla tragedia umana, comunque, c’è una piccola via d’uscita, qui rappresentata dalla figura dell’uccellino che starà sempre accanto alla bambina e la proteggerà fino a donarle le sue ali per l’ultimo volo.
Sonia Maria Luce Possentini: Semplicemente l’editore Stefano Cassanelli me l’ha proposta ritenendo che fossi in grado di fare un lavoro così importante.

Come si è svolta la ricerca per trovare le parole e le immagini adatte per raccontare il Male assoluto della Shoah?
Lorenza Farina
: Ho fatto tesoro dei racconti tramandati dai miei nonni e da un vecchio amico di famiglia che visse in prima persona la terribile esperienza del lager. Poi ho letto vari diari e memorie di sopravvissuti, racconti e romanzi sulla Shoah. Il volo di Sara appartiene a quella letteratura-testimonianza che, anche se prodotta da una finzione letteraria, può aiutare i più piccoli a conoscere la Shoah e a non dimenticare. In questo racconto mi sono affidata alla dimensione allegorica della letteratura per l’infanzia, al suo lirismo magico attraverso immagini di forte impatto emozionale dove anche il silenzio può diventare assordante. La parola letteraria, il racconto d’invenzione giungono direttamente al cuore, al sentimento, intrecciando fantasia e realtà. Il bambino lettore ha modo così d’interrogarsi sul senso dell’esistenza e sui valori della vita. Ha l’occasione di conoscere parole come paura, solidarietà, gioia e sofferenza, vita e morte.
Sonia Maria Luce Possentini: Da anni partecipo ai viaggi della memoria con l’Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea (Istoreco) di Reggio Emilia, ho chiesto documenti e il contatto con il museo di Auschwitz che mi ha permesso di entrare nella loro banca dati d’immagini. È stato doloroso ma necessario, soprattutto vedere i bambini. La storia della Shoah, l’ho conosciuta da mio nonno deportato e poi sopravvissuto al campo di concentramento di Dachau. Oltre a una ricerca d’immagini, ho scavato molto nei ricordi di memoria che mi legano alla mia famiglia.

Quali sono le reazioni nei bambini e nei ragazzi quando presenti il libro? Secondo te c’è una reale conoscenza di questi fatti storici?
Lorenza Farina
: Durante gli incontri con i bambini a scuola, in libreria o in biblioteca ho percepito tanta emozione da parte loro, espressa sia attraverso domande sia attraverso silenzi eloquenti e sguardi attenti e partecipi. Lo sguardo infantile di Sara è, in fondo, lo sguardo di ogni lettore bambino che, guardando queste immagini, vorrà sapere e avrà bisogno di un adulto che risponda alle sue domande. L’orrore va comunque affrontato e di questo i bambini sono forse più consapevoli degli adulti. Il bambino coglie nel racconto solo ciò che la sua esperienza della realtà gli permette di cogliere. La paura di parlarne è legata più alla nostra consapevolezza di adulti che alla sua. La tragedia della Shoah per lui è solo lo sfondo della vicenda narrata più che una reale conoscenza dei fatti storici. Altri sono gli elementi che gli rimangono maggiormente impressi: la mamma portata via, l’uccellino che accarezza e consola, la possibilità di volare. Come adulti dobbiamo riuscire a trovare il pudore delle emozioni, cosa sicuramente non facile, usando delicatezza nel gettare i semi della conoscenza e della coscienza. Si deve conoscere, perché la memoria si costruisce sulla base del sapere e i libri possono fare molto. In attesa che i bambini possano, crescendo, approfondire a livello scolastico questo argomento, inserendolo in un definito ambito storico, si può loro offrire un racconto per immagini come questo che trova vie più adatte alla loro età e sensibilità. Queste storie aiutano chi legge a ricordare, a recuperare un passato che non si può nascondere, ma che deve, per essere compreso, diventare anche un luogo dell’immaginario. Significa, come ha ben sottolineato la studiosa di letteratura per l’infanzia Emy Beseghi in un suo interessante articolo pubblicato nelle rivista LiBeR: “promuovere la lettura come strumento di conoscenza storica, /…/riconoscere nella narrativa la capacità effettiva di essere ponte per il passaggio dalle storie alla Storia. Condizioni importantissime affinché la conoscenza così esperita si possa tradurre in Memoria: l’incontro vivo col passato che si sedimenta come memoria del proprio vissuto”.
Sonia Maria Luce Possentini: La reazione dei bambini è di grande rispetto e di curiosità per la Storia. Mi sono sentita negli anni dire cose meravigliose da loro, anche ringraziarmi perché attraverso le immagini hanno compreso in pieno il grande Male. Conoscerlo può portare a evitarlo. Credo che il volo di Sara sia stato un albo importante per far conoscere senza edulcorare la Storia con la “S” maiuscola. Credo che non si possa regalare questo fatto a un’unica giornata, ma bisogna preparare il cuore. Non bisogna arrendersi, non bisogna fermare la memoria. Ci sono ancora adulti che si spaventano, ma serve conoscere la Storia per far sì che non si perda il valore di chi ha sacrificato la vita per salvare la nostra.

 

Chi è Lorenza Farina
Lorenza Farina è nata e vive a Vicenza dove ha lavorato come bibliotecaria, occupandosi di promozione della lettura e della letteratura per ragazzi. Ha pubblicato una ventina di libri tra romanzi, racconti, fiabe e filastrocche. Predilige le storie brevi che si adattano a un libro illustrato, perché nella sua testa la trama e i personaggi nascono già a colori. I suoi racconti, oltre che divertire, propongono ai giovani lettori tematiche che fanno riflettere. Con i suoi libri ha collezionato numerosi riconoscimenti, tra i quali la prestigiosa segnalazione al Premio “H. C. Andersen – Baia delle Favole” Sestri Levante 1998.

 

Chi è Sonia Maria Luce Possentini
Sonia Maria Luce Possentini è nata a Canossa (RE), laureata in Storia dell’Arte e all’Accademia di Belle Arti di Bologna, è pittrice e illustratrice. Ha ricevuto premi e riconoscimenti in Italia e all’estero, tra cui il Silver Award al concorso Illustration Competition West 49. Nel 2011 il suo libro Un bambino (Kite) è stato selezionato da IBBY Italia. Nel 2012 è stata testimonial del progetto Città Invisibili nell’ambito della Biennale di Letteratura e Cultura per l’Infanzia della Regione Veneto. Nel 2014 ha vinto il Primo Premio Pippi con L’alfabeto dei sentimenti (Fatatrac), di cui sono uscite anche la versione Carta in tavola e pocket. Nel 2014 vince il Premio Città di Bitritto con il libro Noi (Bacchilega), selezionato poi da Ibby per Outstanding Books for Young People with Disabilitie. È docente di Illustrazione presso la Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia e presso l’Università degli Studi di Padova nel Master di letteratura. Nel 2015 vince il Premio Rodari, nel 2016 il premio d’illustrazione per la letteratura ragazzi di Cento (FE), e nel 2017 il premio Andersen come miglior illustratore.

DUE VITE PARALLELE SI POSSONO INCONTRARE

>>Due destini, >>Renzo di Renzo, >>Sonia M.L. Possentini, Cosa succede
“Due rette parallele non s’incontrano mai. Questa tristezza della geometria non si applica alla vita. Due vite parallele si possono incontrare e scambiarsi il soccorso, l’affetto, la salvezza. Questo piccolo racconto congiunge due linee in un punto dell’Africa che contiene il centro. Lì sta l’orizzonte dal quale si è mossa la civiltà umana. Lì si rinnova il senso di appartenere a una famiglia più che a una delle tante specie viventi.”
Così Erri De Luca tratteggia, in una sintesi tanto poetica quanto vera, il senso profondo di Due Destini, l’albo scritto da Renzo di Renzo e illustrato da Sonia M.L. Possentini e realizzato insieme a Medici con l’Africa CUAMM – la prima Ong in campo sanitario riconosciuta in Italia e la più grande organizzazione italiana per la promozione e la tutela della salute delle popolazioni africane.


 
Una storia delicata, tanto quanto le illustrazioni dal segno garbato e mai retorico, che si muove parallela tra l’Italia e l’Africa per poi congiungersi al centro con un tocco quasi magico. Senonché la magia di cui parlano gli autori è qualcosa di concreto, e ognuno è invitato a praticarla: parliamo dell’attenzione verso l’altro e dell’amore per la vita. È questo che unisce i due protagonisti Rosa e Meskerem, che la penna di Renzo e il tratto di Sonia seguono prima ancora della loro venuta al mondo, quando non sono che pensieri, anzi: albori. Albori di vita in due luoghi del mondo dove la vita stessa assume strade e significati differenti, ma non per questo non va difesa. Anzi. La voglia di vita e la necessità istintiva di proteggerla, le domande sull’esistenza – propria e degli altri e l’infinito rispetto per essa: di questo ci parlano Rosa e Meskerem, con parole così autentiche e sincere che è impossibile non immergersi e non seguire con coinvolgimento le loro vicissitudini, mentre sullo sfondo i paesaggi dell’Africa – potenti, vitali – incantano e catturano.
 
Eppure, l’importanza di questa storia, va al di là del libro e della lettura: è uno stimolo concreto all’informazione, al prendere in mano in prima persona i valori dell’amore, del rispetto, dell’attenzione. Perché dietro la storia c’è una realtà, che è quella di Medici per l’Africa CUAMM, ed è lì che Sonia e Renzo vogliono portarci, aprendo sul mondo le finestre delle pagine, offrendoci uno strumento ragionato e mai retorico, che parla a un sol tempo la lingua dei grandi e quella dei bambini.
La narrazione di Due Destini, infatti, è anche un progetto concreto, che si offre a scuole, istituzioni, biblioteche, e a tutte quelle realtà che vogliono organizzare un percorso utile proprio ad abbattere il pregiudizio verso un tema – quello dell’Africa – considerato troppo spesso difficile e spinoso a priori. La possibilità di vedere in mostra le tavole originali, di parlare direttamente con gli autori, di ascoltare i racconti dei medici di CUAMM che hanno conosciuto in prima persona le situazioni narrate nella storia, garantisce un approccio delicato e mai semplificato, nonché instaura tra bambini e adulti un momento di forte condivisione. Approfondire dal vivo le attività che CUAMM porta avanti nei territori africani, scoprire come poter contribuire concretamente – e qual è il valore che anche un nostro piccolo contributo assume, cosa realizza davvero – aiuta a comprendere meglio le differenze e a impegnarsi – fin dall’infanzia – per coltivare non le distanze, ma i legami.
 
Un primo passo per iniziare:

Coi piedi in terra e le mani nei colori: Arianna Papini racconta.

>>Amica Terra, >>Arianna Papini, >>Sonia M.L. Possentini, Cosa succede
Finalmente siamo alla ristampa di Amica Terra. Arianna, un libro voluto dal corso Fatatrac precedente, da tua madre, Nicoletta Codignola.
Mentre attendiamo le risposte di Sabrina, a mo’ di piccola cronaca in parallelo (nel frattempo arrivate e pubblicate qui, NdR), ci racconteresti di quando lei vi presentò i testi e di come andò la decisione di stamparlo e di affidare al tuo lavoro l’illustrazione?
Le poesie di Sabrina arrivarono direttamente sulla scrivania di mia madre. Eravamo interscambiabili in tal senso, alcune cose le leggeva lei per prima, altre io, e quelle molto belle le condividevamo per la programmazione. Mi chiamò subito dicendomi che erano arrivate delle poesie splendide di una poetessa sconosciuta. Era Sabrina. Aveva mandato molte poesie, tante piùdi quelle che poi sarebbero state inserite in “Amica terra”. Lei aveva associato ad ogni testo una fotografia… era una traccia meravigliosa, in realtàil libro avrebbe potuto prendere forma così, senza bisogno di un illustratore. Io mi occupavo allora di ricercare nuovi illustratori, la direzione artistica mi appassionava e il ruolo di talent scout rappresentava quello in cui viveva la mia identità in modo più forte. Subito andai a prendere alcune fotocopie nel mio schedario, allora i mezzi tecnologici non erano quelli di oggi, immagini che mi erano subito venute in mente leggendo quelle splendide poesie. Mia madre cominciò con entusiasmo a scegliere una serie di testi, già con l’idea di realizzare un libro sulla terra. Quando le dissi che avevo selezionato alcuni illustratori, tra cui due o tre che non avevano ancora mai pubblicato, lei mi rispose “vorrei che questo libro lo illustrassi tu”. In genere ero un po’ restìa ad illustrare testi di altri scrittori, scrivevo e illustravo i miei libri da qualche anno… ma subito mi misi a rileggere le poesie di Sabrina e mi accorsi che in qualche modo mi appartenevano già. Non possiamo illustrare un testo poco amato, o forse possiamo ma il risultato in quel caso è diverso e il lavoro piùdistaccato. Ancora oggi, se mi distraggo, penso quasi di aver scritto io quei testi, tanto li sento vicini.
illustrazione per la CONTA DELLE ONDE
Conoscendoti, si sa, hai un rapporto stretto e particolare con la natura. Cosa ha significato per te illustrare questi testi?
Per me ha significato salire su quelle parole per raggiungere un ambiente amato, intensamente personale. Trovare in Sabrina una compagna di viaggio, perché la terra, come la vita, rappresenta un continuo divenire. Sapere ancora una volta che ciò che pensiamo non lo pensiamo mai in solitudine, esiste una comunità di persone, un idem sentire che ci rende piùforti.
Ogni libro è un’esperienza a sé o illustrare accomuna un po’ tutti i progetti?
Ogni libro indubbiamente è un’esperienza a sé, almeno per me. In “Amica terra”, parlo della prima edizione, i miei colori scuri che appartenevano a quel periodo della mia vita sono cambiati, divenendo più brillanti e intensi. I libri cambiano il nostro percorso, prima di tutto di lettori e poi di illustratori. Parlo naturalmente di letteratura alta, di frasi dense, profonde. E ogni volta è così.
Come ci si sente da illustratori quando ci si vede ‘impaginati’ su carta, con un formato preciso, con delle gabbie di testo aggiunte, un aspetto grafico connotato?
È una bellissima avventura secondo me. Ogni Editore, ogni persona che partecipa alla nascita del libro mette lì la sua esperienza, il suo gusto, la sua affettività. Difficilmente mi sento insoddisfatta di un mio libro quando esce. Questa nuova edizione di Amica Terra poi mi ha entusiasmata… il formato alto e stretto, la plastificazione morbida, la bellezza della stampa. Grazie. È stata una bella avventura anche la copertina, da me concepita con sfondo bianco e con il mandrillo al centro, frontale. Tu mi hai mandato la prova di copertina e ho dovuto capire, avevate spostato il muso del mandrillo di lato, messo lo sfondo giallo ma… era splendida così’, nella sua nuova veste! Chi illustra vede le sue immagini da dentro, cosìcome chi dipinge quadri e io faccio l’una cosa e l’altra. Èsempre molto interessante osservare come i nostri quadri vengono allestiti o come le nostre illustrazioni sono lavorate attraverso la grafica, questo ci rende visibile l’interpretazione dell’altro.
Chiediamo ancora dei ricordi a te, come a Sabrina, legati alla vita precedente di Amica Terra. Hai qualche aneddoto particolare da ricordare legato alle presentazioni fatte in passato? Cosa ti hanno detto i bambini o cosa li ha colpiti di più o cosa hanno provato disegnare…
Non tanto aneddoti quanto la comunicazione dell’emozione che emerge dalla poesia e che rende simili le persone di etàdiverse. Si tratta di un coro, sì, proprio un’esperienza simile. Da bambina cantavo nel coro della chiesa di Santa Croce… ricordo questa condivisione intensa di musica antica, in cui ogni voce metteva ciòche poteva. Nessuno di noi da solo avrebbe potuto ottenere quella magnifica esperienza artistica. Così nel leggere agli altri o nel presentare le immagini il libro diviene corale, esperienza condivisa. E la cosa che sempre mi colpisce leggendo “Amica terra” è la densità del silenzio di chi ascolta.
Dalla tua esperienza di illustratrice e di editrice, dopo tutti gli anni passati al fianco di Nicoletta Codignola, come ti sembra che sia recepita la poesia dai bambini e dai ragazzi? Quanto trovi necessario rivolgersi ‘in versi’ ai lettori, piccoli e grandi (e qui, ovviamente, l’ammiccamento è anche all’arteterapeuta)?
I bambini sono poeti. Se li ascoltiamo, se siamo attenti (e per i bambini questo rappresenterebbe un diritto), allora sentiamo che la poesia puògiungere loro in modo molto diretto, perché rispondono ad essa naturalmente. Quindi la poesia è un mezzo efficacissimo, in grado di portare temi grandi in modo lieve, musicale. Per quanto mi riguarda, come autrice, generalmente uso i versi quando i temi sono troppo grandi, (penso ad alcuni miei libri come “Terremoto!” Lapis, o “Cari estinti” Kalandraka, poichéla metrica e la ricerca della rima mi obbligano ad un autocontenimento che rende meno ampia la possibilità espressiva e quindi meno terrifico il tema stesso. Oppure li utilizzo in certi punti in cui serve cantare per alleggerire e rendere giocoso un momento importante della narrazione (penso qui alle filastrocche inserite ne Lalbero e la bambinaFatatrac. Come lettrice invece vado a cercare poesia nei periodi intensi della mia vita, che sono sempre molti, poiché le parole poche, contenitrici di molto senso, mi fanno sentire a casa.
Ancora, come arteterapeuta, trovi che dare ampio spazio all’illustrazione, nella sua infinita varietà di declinazioni, in generale sia utile per i bambini? O pensi che esista una maniera fuorviante per presentare delle immagini? Che la pluralità di sguardi confonda? Che la soggettività di un artista abbia dei limiti?
L’arte quando è veramente arte non limita mai lo sguardo e la ricerca di noi stessi che la osserviamo e che ne usufruiamo. In un libro illustrato esiste anche la libertà di leggere solo il testo, oppure di soffermarsi sulle immagini, farle proprie, trarne linfa vitale per la nostra creatività di lettori/osservatori. La pluralità di sguardi ci rende aperti verso le diversità del mondo, un bambino abituato a una molteplicità di immagini sarà più aperto alla multiculturalitàe molto più curioso dell’altro.
Ci parleresti ora delle tecniche che prediligi e del tuo approccio al lavoro artistico manuale? E l’arteterapeuta, facendo uno sforzo nel cercare di riassumere questo complesso mestiere, di quali tecniche si avvale?
Quando ho iniziato la formazione di arte terapeuta pensavo che le due cose fossero distinte. Una era la mia arte, l’altra l’arte terapia. Quando si diventa arte terapeuti, e parlo di identità, allora si comprende che nell’utilizzo delle arti tutto èunito in un unico percorso, che non si ferma mai. La scoperta, la curiositàper le forme e per i materiali rappresenta la grande ricchezza di chi lavora in arte. Sono compulsiva nello sperimentare, nell’aprirmi a nuove tecniche, nell’osservare i corpi e le mani delle persone che approcciano l’arte, prima timidamente, poi con slancio affettivo e passionale. Le tecniche che uso nascono dall’immagine che ho dalla mia mente, è il testo, come il paziente, che mi guida verso colori o patterns, sono i contenuti che mi obbligano a nuove vie espressive e per me, in tal senso, ogni nuovo libro come ogni nuovo paziente rappresenta una grande scoperta umana e professionale. Ma i testi, come le persone, ogni volta che si osservano e si scambia un tempo con loro, cambiano. Così anche Amica Terra, nella nuova edizione, mi ha portata a nuovi colori, alcune immagini sono rimaste simili, altre sono cambiate. Lì ci sono ritratti di persone che amo, di esperienze indelebili nella mia vita, di desideri nuovi che gli eventi mi hanno donato. Anche i pazienti sono così, come i libri. Entriamo, come ci insegnano, nella stanza dell’arte terapia, senza memoria e senza desideri. Così loro ci portano ogni volta nuovi colori, percorsi, tecniche…
Quali sono i tuoi maestri nel mondo dell’arte (facendo rientrare a pieno titolo anche l’illustrazione)?
Non so. Molti critici mi portano maestri che per me sono inconsapevoli, dall’arte antica a quella contemporanea. In realtàla mia sete di immagini mi ha sempre portata nei musei, nelle gallerie, in giro per le città. Sono nata a Firenze e credo che per me il Rinascimento sia qualcosa di genetico, Masaccio, Giotto in fondo erano grandi illustratori che raccontavano le storie legate in genere alla religione. Ma lìmettevano, nascostamente o in modo evidente, tutta la loro capacitàrivoluzionaria. Ecco, forse quelli, come Caravaggio o Van Gogh (una curiosità qui su Van Gogh NdR), sono i miei veri maestri. Ma non parlo di stile, ognuno ha il suo, parlo di metodo, di necessitàdel dipingere per gridare cose a cui teniamo, una necessitàtalmente pressante che può portare quasi alla compulsivitàe alla follia.
Quale libro hai recentemente visto, nel panorama della produzione per ragazzi, che ti ha molto colpito?
“I cinque malfatti” di Beatrice Alemagna, l’ennesimo libro geniale di questa grande autrice e illustratrice.
Arianna Papini che libro totemico porta con sé dall’infanzia?
Una Biancaneve mai più ritrovata che mi leggeva la sera la mia mamma. Le immagini erano incredibilmente belle… i bianchi intensissimi, gli scuri delle foreste, la minuziosità quasi ossessiva dei particolari che mi portava a pensare ai pittori Fiamminghi… Quella memoria indelebile mi rende certezza che ai bambini va dato il meglio e che essi non hanno problemi a usufruire dell’intensità della comunicazione.
Che libro stai leggendo/osservando in questi giorni?

Sto rileggendo con grande gioia “La follia rimossa delle persone sane” di Marion Milner, maestra imprescindibile per chiunque desideri indagare il misteriosissimo e affascinante mestiere di arte terapeuta, e la splendida e sempre rivoluzionaria “Storia della bruttezza” di Umberto Eco.

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Viaggi e memoria

>>Il volo di Sara, >>Lorenza Farina, >>Sonia M.L. Possentini, Cosa succede
Sono tre i turni delle partenze: 15/21 febbraio, 22/28 febbraio, 1/7 marzo. Destinazione: Auschwitz, Birkenau, Cracovia, il tutto organizzato da ISTORECO con Viaggi della Memoria per il territorio di Reggio Emilia.
Sonia Possentini è via ora, terzo turno, partenza di notte e un lungo viaggio in pullman. Forse  più adatto a dispetto di una veloce trasferimento in aereo, adatto perché lungo così da abituarsi al paesaggio che cambia, adatto perché profondo così da entrare in un’atmosfera e, ancora, adatto così da capire il senso della condivisione con un gruppo e da elaborare il cambiamento di prospettiva imminente: il punto di vista dall’interno di un lager o di un ghetto.
Sonia sta portando in dono una copia de IL VOLO DI SARA che rimarrà ad Auschwitz.
Nel frattempo siamo in contatto con lei, via messaggio, via mail, di sera, grazie a un wifi, e ci arrivano le prime immagini. Aspettiamo le prossime e e impressioni che verranno.

Per avere altre notizie su IL VOLO DI SARA, basterà dare un’occhiata ai vecchi post: qui, qui e qui.

Le fotografie sono di Sonia Possentini.

Solo un giorno, e che duri un anno.

>>Il volo di Sara, >>Lorenza Farina, >>Sonia M.L. Possentini, Cosa succede
La fine di una giornata così speciale, lascia la voglia di indugiare in qualche annotazione.

Nonostante la si sia trascorsa per intero a una scrivania,  le informazioni che ci possono raggiungere sono così tante a varie ormai, da portare affollamento e mondo tra le quattro pareti in cui si lavora.
E oggi il mondo in effetti, ancora un volta, è “entrato”, grazie a un libro che, ormai da tre anni, cammina autonomamente su una strada ben delineata.
Il libro in questione è IL VOLO DI SARA, un libro che, ogni volta, stupisce per come sappia catturare tutti, senza limiti di età. E, per chi lo ha fatto, lo stupore sta in quanto le persone che lo incontrino se lo facciano proprio.
Questo è il caso di un gruppo straordinario: bambini, insegnanti e una mamma addetta ai lavori. Loro ci hanno contatto con entusiasmo per farci conoscere il percorso intrapreso attorno alla storia di Sara e noi ancora ci stupiamo riguardandolo.
Sarà che questo libro ha il garbo di tutto ciò che si svela in base alla predisposizione di chi lo legge, ma crea ancora stupore per l’entusiasmo con cui viene accolto. È quel finale il punto, quella grande metafora creata da Lorenza Farina che fa sì che i bambini più attrezzati possano distinguere chiaramente il triste epilogo di quei coetanei di un tempo, mentre, contemporaneamente i più fragili si possano saldamente agganciare alle ali fiabesche dello stormo d’uccelli che diventano salvifici e provvidenziali.
Sarà che Sara e tutti i personaggi ritratti pagina dopo pagina, guardano dritti al cuore e alla mente di chi legge, così reali nella rarefazione sfumata e polverosa di Sonia Possentini.
Sarà che anno dopo anno, nuovamente, tanti ne parlano, lo leggono, ci inviano messaggi.
Sarà che le fotografie di presentazioni, disegni dei bambini, lettere arrivano via FaceBook, via twitter, via mail.
Saranno tutte queste cose, e molte altre, che si consolida sempre di più la convinzione che l’esercizio della memoria andrebbe dilatato a tutto l’anno e non contingentato al puro ambito scolastico e che i bambini, a questo, sarebbero prontissimi.
Andrebbe condiviso in tutti gli ambiti frequentati dai bambini questa attitudine alla ricordo, mediato dalla narrazione. Il suggerimento è di leggere questo, e libri come questo, tutto l’anno a scuola e nelle famiglie.
Un fatto ci persuade nel dire questo. È di questi giorni l’acquisto di Il volo di Sara e la sua traduzione, per i tipi di una casa editrice svedese. La Sveazia ha una piccolissima comunità ebraica, a differenza di molti paesi europei, e men che meno esiste un giorno per commemorare la Shoah, eppure un editore sta credendo così profondamente nel valore umano del ricordo di quella che resta la più grande tragedia della nostra storia, da investire denaro e risorse per offrire questo libro ai suoi piccoli lettori. Non avrà date speciali in cui leggero, organizzare incontri, presentarlo, lo farà potenzialmente in qualsiasi giornata dell’anno.
Se questo non è un esempio, cosa aspettiamo a lasciare il tesoro più prezioso ai nostri bambini? L’essenza della nostra identità, sotto forma di storia e memoria, come gesto del raccontare quotidiano e come forma di pensiero con cui confrontarci sempre nel progettare il futuro.
I bambini, sono lì, pronti ad ascoltare, qualcosa deve scattare in noi adulti!
Un ringraziamento a Sonia Possentini per le fotografie della presentazione fatta a Marano sul Panaro, oggi 27 gennaio 2015.

Memoria di memorie

>>Eravamo ragazzi, >>Giulio Levi, >>Sonia M.L. Possentini, Cosa succede
Ancora una volta l’arrivo del 27 gennaio, il Giorno della memoria, spezza il nostro anno agli inizi e ci costringe a rallentare, a ricordare.
In questi giorni, molte sono le azioni di chi, più o meno direttamente, seguendo il ricordo della Shoah, divergono dal solito trantran: la visione di un film particolare, la lettura, il convegno, l’incontro col tal autore, il concerto in memoria, la riflessione scolastica dei figli…
Eppure tutto sembra non essere mai abbastanza, non ancora per lo meno e nonostante il lavoro fatto o, peggio, talora drammaticamente minato alla sua base da posizioni revisioniste, dalla lontananza storica che si fa sempre maggiore, dalla perdita di tanti testimoni, da una società dedita all’effimero e, ora, sempre più drammaticamente obnubilata dal dramma della crisi e dall’incapacità di sostenere e capire il passato quale investimento per un futuro migliore.Resta comunque prezioso questo momento dell’anno, al di là della polemica, di tanto in tanto ripresa, riguardo all’eccessivo fervore della commemorazione in un solo giorno a fronte della necessità di un ragionamento che andrebbe dilatato e al di fuori delle logiche che intravedono attitudini presenzialiste e di pura formalità, sottolineando il rischio di imbalsamare un tema fondante della nostra storia recente in un format invece che in un reale luogo di riflessione.
Altro è, e poco ci interessa, la seconda grande polemica legata a questa data, polemica completamente deviata e totalmente di natura ideologica, che sempre vuole un contraltare fazioso e orientato sul ricordo di chi soccombe e di chi è riconosciuto carnefice e scarta completamente il reale ricordo compassionevole di una serie di diverse umanità destinate, per legge, alla morte.

Di tutti i modi in cui sia possibile ricordare, quindi, quello del racconto è il preferito per una casa editrice e quando la voce è quella di un testimone diretto, come  Giulio Levi, la Storia si fa vicina e riesce a catturare.
Giulio Levi ha scritto per Fatatrac la sua storia, la storia della su famiglia di origine ebrea in 1940-1945: Gioele, fuga per tornare e, per completare l’opera, ha voluto donare ai suoi lettori il senso della Storia, scrivendo anche il proseguo di questo libro in Eravamo ragazzi. Qui racconta la ricostruzione di una nazione nell’immediato dopoguerra in cui i sogni di un adolescente (sempre lui, protagonista) tanto si possono intrecciare a quelli dei suoi coetanei contemporanei da riuscire catapultare il suo giovane pubblico, per pura immedesimazione, nell’Italia di quegli anni.
Da tempo Giulio incontra ragazzi per parlare proprio dei sui libri (una produzione ampia e varia per i tipi di molti editori italiani), ma, in questo periodo, corre l’obbligo di chiedere un suo contributo in qualità di divulgatore-testimone di Memoria della Shoah a partire dall’esperienza fatta nelle classi in cui è stato.

Giulio, il Giorno della Memoria si avvicina e tu, come tutti gli anni, in qualità di autore e di testimone di alcuni dei fatti più bui della Seconda Guerra Mondiale, sei impegnatissimo a incontrare alunni in varie scuole per raccontare la tua storia, la tua esperienza. Ti dà un’emozione particolare ripercorrere la tua vita ogni volta che la racconti?
 
Dipende molto dal rapporto che si stabilisce con i ragazzi e dal tipo di accoglienza. Tutto questo ha a che vedere con quanta partecipazione c’è stata da parte degli insegnanti durante la preparazione allincontro. Ad esempio, quando, come è successo, sono stato accolto da 200 ragazzi che insieme alle insegnanti hanno cantato per intero Auschwitz di Guccini lemozione è stata grande. Comunque direi che mi commuovo di più quando, come mi succede spesso negli ultimi anni, rivivo le cose che a quel tempo non sapevo.
 
Priverrno 2014, 200 bambini seguono la presentazione di GIOLE, FUGA PER TORNARE
al Teatro Comunale
 
Quando hai pensato che fosse giusto mettere su carta la tua vicenda? E cosa ti ha spinto a farlo?
 
Ero giàgrande, circa 9-10 anni or sono. E l’ho fatto da un lato per lasciare una testimonianza “di famiglia” ai miei figli e ai miei nipoti, dall’altro per far capire ai tanti ragazzi lettori incontrati nelle scuole come può aver vissuto una tranquilla famiglia qualsiasi una inattesa e immotivata persecuzione imposta da una legge dello stato, messa in atto non solo dai nazisti cattivi ma anche da troppi italiani conniventi.
Ovviamente la tua posizione è quella di chi ritiene giusto perpetrare la Memoria. I tuoi libri si rivolgono soprattutto ai bambini della Scuola Primaria, ma come saprai da alcuni anni i programmi scolastici di storia si fermano alla caduta dell’Impero romano. Cosa ne pensi? Hai notato un cambiamento nell’interesse e nella curiosità dei bambini verso i fatti della Seconda guerra mondiale?
 
Per fortuna esistono insegnanti anche giovani che si sono tacitamente ribellate/i a questi programmi scolastici che lasciano i nostri ragazzi ignoranti fino a 13-14 anni della nostra storia recente; e con la scusa del 27 gennaio, giorno della memoria, si sono soffermate/i sulla II guerra mondiale ed eventi correlati, e magari hanno letto o fatto leggere in proposito. Molte volte i ragazzi hanno lavorato, prodotto pensieri, poesie, DVD sull’argomento. Se non c’è stata questa preparazione l’incontro con l’autore èmolto più difficile, sia per l’autore che per i ragazzi.
Cosa incuriosisce di più i bambini che incontri? Ce lo potresti raccontare?
 
I bambini cercano di immedesimarsi nei personaggi, e in questo caso in me bambino che ha vissuto quel periodo. Quindi molte domande sono di carattere personale tipo: Cosa hai provato quando sei stato separato dai genitori, quando hai saputo dei tuoi nonni ecc.? Con cosa giocavi nei campi per profughi?
 
Giulio Levi bambino e una lettera scritta ai genitori.
Quale commento o domanda fatta dai bambini ti ha colpito di più?
 
In genere i commenti sono simili, di volta in volta. Avrei dovuto prendere nota di quelli piùacuti o più difficili a soddisfare con una breve risposta, ma purtroppo non l’ho fatto. Una o piùvolte mi è stato chiesto perché ci sono state le leggi razziali, perché se la sono presa con gli ebrei, perché gli ebrei non si sono ribellati?
C’è qualcosa, un dettaglio, un racconto, un episodio, che non sia finito in tuo testo, fino ad ora, che ti piacerebbe riportare?
 
Non poteva finirci tutto, altre cose sono venute fuori solo recentemente leggendo la corrispondenza di quel periodo di vari membri della famiglia, corrispondenza che la mia mamma, deceduta di recente, aveva gelosamente conservato. Forse in un prossimo libro, questa volta per adulti, se un editore saràinteressato.
Farai degli incontri anche quest’anno per il Giorno della memoria?
 
Un paio, direi. Ma con questa dannata crisi le scuole invitano meno, si comprano meno libri, le biblioteche e le librerie chiudono. Tralascio altri commenti.
Tra tutta la produzione letteraria che parla della Shoah, compresa quella per adulti, qual è il libro che ti ha colpito e di più e che porti nel cuore? Perché?

 
A partire dai libri di Primo Levi, vari altri libri che hanno riguardato la vita e la morte nei campi di concentramento e di sterminio mi hanno colpito nel profondo. Perché? Forse perché non posso non pensare che lì c’erano i miei nonni, i miei zii…E li leggo soffrendo e pensando che sia mio dovere sapere.
 
 
Sempre per Fatatrac, sul tema della Shoah può essere interessante visitare anche questo link per conoscere un altro prezioso titolo del catalogo: IL VOLO DI SARA.

JANNA CARIOLI E “L’ALFABETO DEI SENTIMENTI”; AL FESTIVALETTERATURA DI MANTOVA

>>Janna Carioli, >>L'alfabeto dei sentimenti, >>Sonia M.L. Possentini, Cosa succede

-Che cosa significa “irriverente”?- Con questa domanda di Pino Costalunga è iniziato l’incontro Bambini irriverenti che si è tenuto a Mantova giovedì 5 settembre in occasione del Festivaletteratura e che ha visti coinvolti l’autrice di libri per ragazzi Janna Carioli e lo scrittore svedese Ulf Stark. Il pubblico, gremito di bambini e ragazzi accaldati e irriverenti al punto giusto, non ha esitato a rispondere alla domanda dell’attore e per tutta la durata dell’incontro ha contribuito con interventi a volte seri e profondi, a volte a dir poco esilaranti.
L’effetto delle letture di Janna Carioli del resto non poteva che essere di genuino coinvolgimento. I suoi versi arguti, ironici e pieni di ritmo sanno divertire, facendo acrobazie sulla linea di confine del “comunemente accettato” e riflettere, giocando anche con le contraddizioni dei grandi che i piccoli sono tanto bravi a cogliere.
Alcune delle poesie lette da Pino Costalunga e da Janna Carioli fanno parte del nuovo libro dell’autrice, L’alfabeto dei sentimenti, illustrato da Sonia M. L. Possentini. Il pubblico del Festival ha così potuto ascoltare la B di batticuore, la O di odio, la Z di zitto e la R di rabbia che riportiamo qui.
Ti cascasse il moccico dal naso
sull’ultimo cucchiaio di gelato
e proprio mentre stai per fare un salto
inciampassi come un merlo sopra il prato!
Ti andasse di traverso la merenda!
Perdessi l’album delle figurine!
Ti si rompesse anche il videogioco
quando sei a un livello dalla fine!
E mentre ti succede tutto quanto
me ne starò lì impalato e sai perchè?
Per tutti i dispetti che mi hai fatto
io sono arrabbiatissimo con te!
 Ad ogni lettera dell’alfabeto è associato qui un sentimento, ogni doppia pagina ospita una poesia e un’illustrazione capaci di restituire, in un perfetto equilibrio tra parola e immagine, tutta la forza e l’intensità del sentimento che raccontano. 
Questo albo, alto e stretto, è un invito a scoprirsi, a imparare il linguaggio dei sentimenti e a farli vivere per crescere. Se poi con l’alfabeto viene voglia di giocare, tra poco sarà disponibile anche la versione Cartaintavola!
 
Se volete leggerne una recensione speciale, ecco quella su zazie news. Cliccate qui.
Ecco come ha risposto ad alcune nostre domande:
 
Come è nata l’idea di questo albo?
E’ nato da una convergenza: Fatarac voleva fare delle nuove carte in tavola legate alla poesia e io ho suggerito l’argomento dei sentimenti.
L’albo è nato dopo come naturale sviluppo dell’idea.

Perché credi che sia importante un’educazione ai sentimenti?

Perché serve mangiare? Per mantenersi vivi. Anche l’anima ha bisogno di cibo.

Tra i sentimenti descritti dai tuoi versi, qual è quello a cui sei più legata e perché?

Quello del sentirsi contemporaneamente assolutamente soli e meravigliosamente appartenenti a un tutto.  

Janna Carioli

Quello che ricordi meglio della tua infanzia?
Certe rabbie furibonde che da piccola non riuscivo a esprimere.

Nell’immaginare le situazioni che descrivi nei tuoi versi, ti sei mai ispirata a qualche bambina o bambino che conosci realmente?
In questi anni ho incontrato  migliaia di bambini nelle scuole, nelle librerie, nelle biblioteche. Abbiamo chiacchierato tanto.   Ogni bambino è unico, ma ho potuto verificare che i sentimenti sono universali e trascendono le lingue, le nazionalità e le età. Direi che sono stati loro la mia fonte di ispirazione.

Che ruolo hanno avuto le particolarissime illustrazioni di Sonia M.L. Possentini  

nell’elaborazione dei tuoi testi?
I testi sono nati prima delle illustrazioni, dunque non si può parlare di “ruolo”. credo che fra Sonia Possentini e me sia nata una grande sintonia che ha portato entrambe e scrivere e illustrare in grandissima libertà. Infatti le illustrazioni non sono “di commento” al testo, ma hanno vita propria. Così come le poesie. Ma insieme creano una amalgama che io trovo davvero rara.

Il titolo dell’incontro a cui hai partecipato a Mantova era “Bambini irriverenti”, a quale tipo di irriverenza si fa riferimento?

A quella che ti fa guardare con occhio “divergente” a situazioni che di solito si danno per scontate.

Anche Sonia M.L Possentini si è prestata a rispondere alle nostre domande, ecco qui la sua intervista:

Sonia M.L. Possentini

Com’è nata l’idea di questo alfabeto?

In macchina ascoltando musica, (prima non disegnavo con la musica, la separavo dal resto, adesso una persona preziosa mi ha educato), mentre rientravo da un incontro nei paesi colpiti dal terremoto… uno scenario che mi ha tolto fiato.
Non sono attaccata ai confini della mia regione, ma sentimentalmente ne sono pazzamente innamorata.
Quando sono venuta a contatto con i bambini, gli anziani, soprattutto, in quelle tende, ho sentito un sentimento forte, qualcosa che sentivo necessario.
Quando succede una cosa così drammatica, quando la tua vita improvvisamente cambia, si ribalta, ti cambia anche l’alfabeto che utilizzi per le cose, per ciò che hai intorno. Cambia qualcosa.
Così ho sentito che “A” di arancia o di albero, non poteva essere solo così, ma poteva anche essere “A” come amore, come affetti, persi, recuperati… radici proprie.
Così di contro la “P”, non solo palla, pigna, ma Paura… per sconfiggerla, per usarla come arma di forza, per esorcizzarla se serve.
 
Perché credi che sia importante un’educazione ai sentimenti? 
Perché senza, saremmo solo “carne da macello”.
 
Tra i sentimenti descritti dall’autrice e che hai illustrato, qual è quello cui sei più legata e perché?
Non ho dubbi, “D” (N.B di Dolore). Ho avuto dei cani fin da quando ero piccolissima, ero una bambina silenziosa e molto indipendente, ma loro erano davvero il mio mondo, la mia compagnia.
E, la cosa che mi faceva soffrire di più era sentire gli adulti rispondermi che in paradiso i cani non ci andavano… questa cosa mi ha dato tanto “D”.
Quando Janna mi ha letto la poesia al telefono, ho pianto tanto… Sembrava avesse capito che avevo bisogno di un ricordo dolce che a suo modo mi riappacificasse e Janna, senza saperlo, l’ha fatto. Ed io, la ringrazio di avermi sentito.
Quest’albo ha davvero qualcosa di speciale per me… avvicina, riscalda, porta tutto a non abbandonare nessuno, nemmeno me stessa.
 
Quello che ricordi meglio della tua infanzia?
Solo uno?
Ok, “S” (N.B. di Solitudine)
 
Ogni particolare del volto e della postura dei bambini che hai raffigurato nelle tue tavole sembra frutto di uno studio attentissimo. Ti sei mai ispirata a qualche bambina o bambino che conosci realmente?
Ho disegnato molto dal vero, anni e anni di modelli, non ho fatto scuole grafiche, ma volevo fare la restauratrice per cui la necessità di saper disegnare bene il dettaglio era indispensabile così pure la materia e le tecniche pittoriche, “tempo e paglia maturano le nespole” dicono da me, e forse a qualcosa mi è servito.
M’ispiro continuamente ai bambini che vedo e seguo nelle scuole, nelle strade, dappertutto, ma ho anche la fortuna di avere intorno a me le mie nipoti.
Ma poi, basta osservare, lavorare e capire veramente cosa vuoi dire con la tua matita a prescindere se pubblicherai o no.
La scelta di fare bambini così dettagliati nasce esclusivamente da una necessità mia sicuramente, ma anche di renderli protagonisti reali a ciò che racconto.
 
Cosa ti ha ispirato nella scelta dei colori che hai utilizzato?
Non lo so con certezza, forse e sicuramente un certo tipo di cinema, di fotografia, di pittura. Mi piace sospendere le cose, rendere l’atmosfera metafisica dove i colori (sempre scelti) esaltano la parte emozionale che voglio far emergere.
Il bianco è sicuramente una materia che amo molto, come la pagina bianca, ma il mio colore preferito è il rosso, che uso con parsimonia.
Nell’Alfabeto dei Sentimenti volevo in ogni caso che piante e colori riflettessero lo stato d’animo di quel sentimento, diciamo che è stata una scelta di pancia.
Quella che muove tutte le cose, come forse questo libro.
 
Le illustrazioni di L’alfabeto dei sentimenti stanno per essere esposte in mostra. Ce ne vuoi parlare?
Certo!!
A. amore 
B. batticuore
C. curiosità
H. l’importanza della h
L. libertà
M. memoria 
N. nostalgia
P. paura
Q. quiete
…. Z zitto.

INIZIO CON RICORDO

>>Il volo di Sara, >>Lorenza Farina, >>Sonia M.L. Possentini, Cosa succede
Sono tante le Giornate Internazionali, lo sappiamo perché per lavoro le teniamo ben monitorate, ci piace l’idea di un pensiero che trova un giorno in cui passare per la testa di tutti o di tanti, per lo meno. La Giornata della Memoria cade il 27 gennaio perché in tale data ricorre la liberazione dei pochi superstiti trovati nel campo di concentramento di Auschwitz, come precisa anche la legge italiana del 20 luglio 2000 che definisce così le finalità del Giorno della Memoria:

Art.1 La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Art.2 In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinchè simili eventi non possano mai più accadere.

Particolare da Il volo di Sara
di Lorenza Farina
illustrato da Sonia M.L. Possentini
FATATRAC

Anno nuovo. A gennaio, puntualmente si ricomincia. Verso la fine di questo mese ci viene incontro questa giornata per non dimenticare, un invito a fermarsi e a provare per un attimo quel brivido e quella sensazione di spaesamento che ci prende ogni volta in cui pensiamo a leggi razziali, Shoah, deportazione, prigionia e morte.

A gennaio di tempo davanti ce ne è ancora tanto. Per non sprecarlo, questa giornata arriva puntuale a dirci che non si può andare oltre, non si può pensare a domani senza prima fermarsi un momento, all’inizio, a pensare cosa è stato prima.

INIZIO CON RICORDO II… IL VOLO DI SARA

>>Il volo di Sara, >>Lorenza Farina, >>Sonia M.L. Possentini, Cosa succede
Quelli che più di tutti hanno tempo davanti sono i bambini e i ragazzi. Nella Giornata della Memoria i bambini sono quelli di allora, vittime da ricordare, e quelli di oggi che vengono invitati a conoscere, a prendere un contatto adeguato all’età con la verità di quanto è accaduto. Ma come si fa? Come si fa a parlare ai bambini dei loro coetanei sterminati nei campi di concentramento? E ancora, come si fa a spiegare loro che non è una storia lontana, nell’altrove di una fiaba, ma è qualcosa che ci riguarda inesorabilmente tutti da vicino?  Queste domande, insieme a tante altre sicuramente se le sono poste anche Lorenza Farina e Sonia M.L. Possentini rispettivamente autrice e illustratrice di Il volo di Sara (Fatatrac 2012). Impastando parole e immagini con coraggio e sensibilità hanno raccontato la storia dell’amicizia delicata tra la piccola Sara deportata in un campo di concentramento e un pettirosso deciso a starle vicino e a strapparla dall’orrore dello sterminio.

“Con le piume delle mie ali le feci una lieve carezza sulla guancia. Avvertii che il suo viso era gelido. Appena mi sentì, Sara si sollevò leggermente e, nell’oscurità rischiarata a tratti dai fasci di luce che provenivano dai fari della torretta di guardia, scorsi le sue mani ondeggiare lentamente come ali. Era il suo modo silenzioso per dirmi che voleva volare via, lontano, lontano.”
(da Il Volo di Sara, Lorenza Farina, Sonia M.L. Possentini)

Il volo di Sara
Lorenza Farina
Sonia M.L. Possentini

Le tavole originali di Sonia M.L. Possentini verranno esposte a Correggio (RE) dal 24 gennaio al 10 febbraio 2013 presso la mostra A.R.S. Art Resistance Shoah. In occasione della mostra sono previsti due appuntamenti in cui l’illustratrice incontrerà i ragazzi delle scuole per parlare del suo lavoro e di come è nato questo libro.

Le stampe delle illustrazioni saranno inoltre ospitate presso la mostra I Bambini della Shoah che si terrà dal 2 al 27 gennaio 2013 all’interno delle sale espositive del Museo Archeologico Nazionale della Valle del Sarno, Sarno (SA). L’evento è organizzato dall’associazione di volontariato “Nuova Officina Onlus” in collaborazione con “Fabrica”, il centro di ricerca sulla comunicazione del gruppo Benetton, con la “Casa della Memoria e della Storia” di Roma e con la scuola secondaria di I grado “G. Amendola”.
Lorenza Farina presenterà Il volo di Sara a Vicenza venerdì 25 gennaio nell’ambito degli eventi per la Giornata della Memoria organizzati dall’assessorato alla cultura della città.

Vi lasciamo infine con le parole che Walter Fochesato ha voluto dedicare a Il volo di Sara sulla rivista Andersen (gennaio 2012).