STORIE DI TATE DI UN TEMPO

Cosa succede
Charles Dickens

Da sempre ai bambini sono state narrate storie e fiabe soprattutto da parte di coloro che con essi trascorrevano la maggior parte del tempo: si tratta delle balie che venivano assunte per allattare e crescere i bambini delle famiglie di ceto medio alto. Spesso provenienti dalle classi sociali più basse, le balie erano custodi di quella tradizione popolare che nel contesto domestico veniva divulgata anche sotto forma di leggende e racconti per lo più di paura. In realtà queste storie narrate dalle balie, intrise di superstizioni e credenze popolari, erano spesso osteggiate e fonte di preoccupazione perché si temeva potessero intaccare l’educazione dei bambini e provocare danni alla loro personalità.

Robert Louis Stevenson

I racconti delle balie o delle domestiche ricorrono piuttosto frequentemente nelle biografie di autori di rilievo nella storia della letteratura. Ad esempio la balia di Puškin, Arina Rodjonovna narrava al piccolo Aleksandr storie della mitologia minore degli slavi che influenzarono enormemente la sua produzione letteraria. In Inghilterra la balia Mary Weller era solita terrorizzare il piccolo Charles Dickens raccontadogli numerose storie paurose e mimando le aggressioni in esse narrate sferrando unghiate all’aria e gemendo. Dickens la pregava di smettere, ma pare che lei fosse inarrestabile. In Nurse’s Stories, l’autore afferma che il suo talento nel narrare storie e la sua passione per i racconti di fantasmi ebbero origine nelle terrificanti narrazioni con cui la sua nutrice si divertiva a intrattenerlo.
Poche decine di anni più tardi, in Scozia, Robert Louis Stevenson ascoltava gli spaventosi racconti della sua balia Cunnie. La storia di Janet la storta narrata dal celebre autore trae origine da una leggenda del folklore scozzese che l’autore aveva ascoltato proprio dalla voce di Cunnie.
Che dire, è proprio vero che quando leggiamo o raccontiamo qualcosa a un bambino, non lo stiamo mai solo intrattenendo…

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